IL SILENZIO DELLE PAROLE

 

​   "Non rimanere ingessato nella classicità, a mio avviso, è una grande forza: allarga i campi percettivi. E' il motivo per cui ho scelto di portare in scena Il silenzio delle parole, un testo che mi ha coinvolto, costretto a dire e svelare cose che in altri ambiti, forse, non avrei detto né fatto"
Lamberto Puggelli 

 

Rappresentato a Milano allo Spazio Zazie ed in seguito al Teatro Franco Parenti​


con Enrico Bertorelli, Gianlorenzo Brambilla, Raffaele Farina, Gianni Mantesi, Cinzia Massironi, Grazia Migneco, Claudio Moneta,  Maurizio Scattorin,  Lorenzo Scattorin, Gianluca Trofei, sette manichini  e  trentadue sedie. 


​regia di  Lamberto Puggelli

 

elementi scenici di Fabrizio Palla

Attori in delirio tra manichini e specchi

Attori in delirio tra manichini e specchi. Teatro nel teatro: un autore e un regista si confrontano e si scontrano durante le prove di una piece. Il dissidio tra i due pare non placarsi e forse lo spettacolo non vedrà mai la luce. Si tratta de "Il silenzio delle parole" di Luca Marchesini, che debutta stasera in prima nazionale allo Spazio Zazie. Fra gli interpreti Gianni Mantesi, Grazia Migneco e Raffaele Farina. La regia è di Lamberto Puggelli. "Ho scelto questa ex officina dalle pareti ocra e blu perchè è uno spazio imprevedibile, a metà fra l'hangar e un cortile segreto di Parigi - spiega Puggelli -. Questo testo presupponeva un luogo insolito". E il palcoscenico? "Non c'è. Su cento sedie disposte disordinatamente saranno mescolati attori, spettatori e manichini. Durante la piece gli interpreti, presi quasi da delirio psicomotorio, continueranno a spostarsi, a interagire con il pubblico, a recitargli nell'orecchio". Perchè tanti specchi alle pareti? "Sono rifrazioni della nostra essenza grottesca. Si attua un'omologazione: lo spettatore è un po' manichino, un po' attore e un po' fantasma. Solo così si raggiunge quella magia di affetto e amore per l'umanità intera attraverso la confidenza che nasce tra chi assiste e chi agisce". Come mai la scelta di un giovane autore italiano all'esordio? "Credo in Marchesini, non solo affettivamente perché figlio di Mantesi e della Migneco, ma proprio per il suo valore. Non a caso il prossimo anno riallestiremo questa pièce al Franco Parenti".

IL SILENZIO DELLE PAROLE, allo Spazio Zazie, via Lomazzo 11, fino al 31 marzo, ingresso 10 / 15 mila lire, informazioni tel. 02.33.10.67.48

Franco Manzoni

5 marzo 1999 - Corriere della Sera

Spazio Pirelli, pubblico in scena con 'Il silenzio delle parole'

Dedicato al tema del dubbio, lo spettacolo Il silenzio delle parole di Luca Marchesini, regia di Lamberto Puggelli, è costruito come una rappresentazione teatrale in fase di allestimento: non mancano i contrasti tra l'autore e il regista, che mettono in forse la stessa messinscena. Il lavoro è da stasera nello Spazio Pirelli Giovani del Teatro Franco Parenti (fino al 25 febbraio), che può ospitare solo 50 spettatori a recita (prenotazioni allo 025457174). Gli interpreti sono Enrico Bertorelli, Gianni Mantesi e Grazia Migneco, ma anche il pubblico diventa protagonista. 

09 febbraio 2001 - La Repubblica

Fantasmi in platea Attori e pubblico interagiscono sul tema del dubbio

TEATRO / Ammessi 50 spettatori a sera per «Il silenzio delle parole» Fantasmi in platea Attori e pubblico interagiscono sul tema del dubbio. Un non-palcoscenico per uno strano incontro dal tema decisamente poco frequentato, in cui attori, manichini, fantasmi e personaggi dibattono con gli spettatori sul vero senso delle parole. In un luogo non convenzionale come lo spazio Pirelli Giovani del teatro Franco Parenti, «Il silenzio delle parole» di Luca Marchesini torna dopo il successo ottenuto la scorsa stagione allo spazio Zazie. Lo spettacolo è dedicato a un limitato numero di spettatori (massimo 50 a serata). Tra le poltrone rosse girate di schiena di fronte a una serie di specchi, il pubblico interagisce con gli attori sul tema centrale dello spettacolo: il dubbio. «Un argomento decisamente fuori moda - sottolinea il regista Lamberto Puggelli - in una società dove sembra ci sia spazio solo per le certezze». Sviluppando una problematica squisitamente teatrale, cara a Marchesini, professore di filosofia e figlio d' arte, la pièce mette in scena il conflitto di opinioni tra un autore e un regista. L'autore-protagonista (Enrico Bertorelli, che interpreta anche Cartesio e Il Cieco) difende un allestimento teatrale che, pur avvalendosi dei testi di differenti copioni, garantisce unicità e chiarezza di significato, senza alcuno scompenso logico. Diverso il parere del regista - Raffaele Farina, suo antagonista - che, decisamente perplesso, vorrebbe invece apportare sostanziali modifiche ai testi. I due, ciascuno irriducibile sulle proprie posizioni, danno vita così a un'aspra discussione che arriverà al punto di mettere seriamente a rischio la stessa messa in scena. Il dibattito viene aperto anche al pubblico, che, spalla a spalla con gli attori e i manichini, dovrà a sua volta interrogarsi sulla parola e sul suo significato teatrale. «Andare al nocciolo della teatralità in modo estremamente fisico - dice Puggelli - guardandosi negli occhi a 50 centimetri di distanza significa esaltare le capacità istrioniche di ciascuno. E, come spesso avviene in teatro, l'estrema invenzione confina con la realtà». All'accesa discussione partecipano anche gli altri personaggi della pièce: il clown (Gianlorenzo Brambilla), lo scenografo (Gianni Mantesi), il giocatore (Maurizio Scattorin), una vecchia (Grazia Migneco), due delinquenti (Claudio Moneta e Gianlorenzo Brambilla), un agente (Lorenzo Scattorin) e i due ragazzi: Stefano (Gianluca Trofei) e Roberta (Cinzia Massironi). Le scenografie sono di Fabrizio Palla,

IL SILENZIO DELLE PAROLE, al Teatro Franco Parenti, Via Pierlombardo 14,  Milano, ore 21.30,  lire 30/18 mila, tel. 02.54.57.174

Livia Grossi

9 febbraio 2001 - Corriere della Sera

Il silenzio delle parole

In scena al Franco Parenti dal 6 al 25 febbraio. Il dubbio e il silenzio. Sono questi i temi centrali dell’interessante opera di Luca Marchesini, portata in scena al teatro Franco Parenti per la regia di Lamberto Puggelli, già regista di successi come “Cavelleria Rusticana”, “Il malato immaginario” e “Orfeo nella rete”. Protagonisti sono Gianni Mantesi, Grazia Migneco, Enrico Bertorelli, Raffaele Farina, Maurizio Scattorin, Cinzia Massironi, Gianluca Trofei, Claudio Moneta, Gianlorenzo Brambilla e Lorenzo Scattorin, interpreti che si distinguono tutti per l’ottima presenza scenica e per “l’interattività” tipica di questo testo. Uno spettacolo teatrale è in fase di allestimento; nello svolgersi delle prove, si accentuano sempre più i contrasti tra autore e regista: il primo vorrebbe portare in scena una sua realtà, assolutamente soggettiva, mentre il secondo, poco convinto di questa soluzione, auspica una netta modifica del testo, al fine di rendere la storia più “continua”. Le storie che l’autore vuole raccontare sono poco lineari (ma è la peculiarità del tema): lo spettatore vive attimi di straniamento brechtiani, peraltro favoriti dalla particolarissima dislocazione della platea. Abbattuta definitivamente la virtuale “quarta parete”, si è proiettati nell’universo “palcoscenico”: attori e spettatori interagiscono totalmente, non esiste palco, non esiste platea. Gli attori girano tra il pubblico, il quale è parte integrante della rappresentazione e lo rendono partecipe di quanto accade, sedendo accanto ora all’uno, ora all’altro, in una grande stanza contornata da specchi. (suggestive le soluzioni sceniche di Fabrizio Palla). Fortissimi gli echi pirandelliani: il “fare” il soggetto, non la mera rappresentazione di esso, assurge quasi a terzo tema (dopo il dubbio e il silenzio). Come non ricordare “Sei personaggi in cerca d’autore” o “Questa sera si recita a soggetto”? I motivi pirandelliani, soprattutto quelli presenti nella “Trilogia”, sono il simbolo che rispecchia i conflitti tra attori, personaggi e regista. Marchesini fa un passo in più: pone il problema autore-regista e lo approfondisce in modo originale. Nel “Don Juan”, Byron scrisse che “…sappiamo così poco quel che facciamo in questo mondo, che mi chiedo se il dubbio stesso non sia in dubbio…”. Marchesini è attratto dal vortice “dubbio”, soprattutto a causa delle apparenti certezze che la società crede di avere, e a questo dubbio collega il secondo tema, quello del silenzio, invitando a “prestare attenzione ai silenzi tra parola e parola e, soprattutto, dentro ciascuna parola”: il silenzio delle parole. Il loro silenzio è un’eloquente affermazione.

Fabienne Agliardi​

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Anche la notte è azzurra, azzurra come la sera, non si possono distinguere