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L'ORA SOSPESA 

 

   Sul far del giorno, nel refettorio di una casa di riposo per vecchi attori, alcuni ospiti fra i più mattinieri vanno e vengono, intrecciando discorsi e non solo; fra ricordi più o meno credibili di vita e di teatro, antiche insofferenze e nuove vitali velleità; fino a un tentativo di medianica evocazione di una collega forse (forse) defunta. Nel frattempo, chiuso nella sua gabbia, un pappagallo rimanda frammenti di conversazioni, come uno specchio  del mondo ignaro e rivelatore.

in scena dal 6 all' 8 Maggio 2019 a Milano, Teatro Libero


con Sergio Romanò, Dario Dossena, Lia Marchesini, Grazia Migneco, Nicoletta Ramorino,  Claudia  Lawrence, Marino Campanaro, Lorella De Luca,   Gianluca  Trofei.

Regia Riccardo Mallus

aiuto regia Riccardo Tabilio - assistente alla regia Sara Arrigoni

scene Stefano Zullo - costumi Daniele Pennati - musiche Gianluca Agostini

foto Sergio Bertani

NOTE DI REGIA

   Il teatro è finzione ed al contempo è umanità. L’Ora sospesa sembra ricordarlo ad ogni battuta, ad ogni entrata di un nuovo personaggio, ed è questo uno dei suoi lati più divertenti ed al contempo commoventi. Tutti i personaggi in scena hanno un unico, grande, amore: il palcoscenico. Lo sognano, lo ricordano, lo anelano, ed alla fine riescono meta-teatralmente a riconquistarlo: fanno la loro messa in scena e recitano di nuovo. Ed il segreto di questo spettacolo sta proprio qui: nel permettere a questi personaggi - ai quali pian piano ci abituiamo a voler bene - di recitare, di riprendersi il loro ruolo; un ruolo che né il passare del tempo, né l’età, potranno mai rubare.

Riccardo Mallus 

   Siamo in una casa di riposo, una particolarissima casa di riposo. Gli ospiti sono tutti attori, vecchi attori, testimoni di un teatro che ormai si può solo ricordare, ma del quale imperterriti continuano a parlare. Si incontrano, per fare colazione, nell’Ora sospesa, quel magico lasso di tempo che precede appena l’alba, in cui ancora non è giorno ma non è nemmeno più notte, in cui veglia e sonno si confondono e si può credere quasi a tutto. Ma oggi è una giornata particolare, in cui nulla sembra andare come al solito, in cui tutti sono mattinieri e qualcuno sembra essere addirittura sonnambulo. Tra sogni, bisticci, biscotti e caffè si avvicina l’alba e sempre di più si confondono realtà e finzione, in un susseguirsi di ricordi e di memorie che come in un gioco di specchi possono ingannare ed al contempo svelare la più pura delle verità.

Sergio Romanò - Dino

Grazia Migneco - La Signora 

Claudia Lawrence - Donata

Dario Dossena - Mauro

Marino Campanaro - Sauro

Lorella De Luca - Camilla

Lia Marchesini - Lia

Nicoletta Ramorino - Teresa

Gianluca Trofei - Don Andrea

https://www.modulazionitemporali.it, 3 giugno 2018 

Gli attori riuniti nell'ora sospesa

Siamo in una casa di riposo abitata interamente da vecchi attori, questa è l’ambientazione dello spettacolo “L’ora sospesa” in scena al Teatro Franco Parenti di Milano. Gli attori “a riposo” non mancano di ricordare ogni giorno, a se stessi e a chi si trovano a tiro, quello che furono anni addietro, sul palcoscenico, in spettacoli che li hanno visti protagonisti, a volte recitare insieme, altre volte no. Il punto di incontro è la sala della colazione, che il pubblico vede allestita sul palco, è lì che parte e riparte tutto, ed è nell’ora sospesa tra l’alba e il nuovo giorno quella in cui si svolge l’azione. Ognuno ha sempre qualcosa da dire, qualcosa da ricordare e da ripetere, gli ospiti/padroni sembrano far parte di un’unica compagnia, anche se hanno alle spalle esperienze diverse. C’è chi vuole scrivere un testo su quello che sono loro oggi, forse per renderli ancora più uniti in quella parte di vita in cui il palcoscenico è rimasto un ricordo e chi invece si incaponisce nell’istruire il pappagallo domestico, tentando inutilmente di fargli imparare i versi di Amleto (“essere o non essere…”). Ogni personalità è eccentrica, a volte sembra di assistere a una sorta di gara a chi ricorda di più, a chi ha sofferto di più, a chi ha avuto più applausi. Finzione e realtà sembrano mischiarsi in alcuni momenti, non mancano momenti di ironia e di comicità, anche se il testo di Luca Marchesini non sembra spiccare mai il volo, in quanto rimane insoddisfatta la sensazione di un colpo di scena che non succede, di qualcosa che cambi e che faccia evolvere la storia. Ciononostante gli attori in scena – Sergio Romanò, Dario Dossena, Lia Marchesini, Grazia Migneco, Marino Campanaro, Claudia Lawrence, Nicoletta Ramorino, Lorella De Luca e Gianluca Trofei – diretti da Riccardo Mallus, sono efficaci e riescono a trascinare egregiamente un ritmo lento attraverso i 90 minuti di spettacolo. Di certo traspare una grande verità: la passione per il teatro, per chi lo vive e lo fa con passione, è un fuoco perenne nell’anima.

In scena fino al 5 giugno 2018 in Sala AcomeA

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Roberta Usardi

 

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https://teatrofrancoparentiblog.com, 4 giugno 2018 

Questa colazione si recita a soggetto

Dal 2 al 5 giugno il Teatro Franco Parenti presenta L’ora sospesa, spettacolo in cui i protagonisti sono il teatro stesso e i suoi interpreti. In una casa di riposo qualunque, un gruppo di anziani attori rivive con nostalgia gli sfavillanti anni d’oro delle loro carriere. Successo e fama sono oramai alla spalle e una domanda attanaglia le menti dei personaggi: “Perché siamo stati attori?”. Il mestiere dell’attore è da sempre un Ianus Bifrons (Giano Bifronte): da una parte ricchezza e gloria, dall’altra eccessi e delusioni. L’ascesa verso l’Olimpo può essere radiosa e rapida, tanto quanto la caduta agli Inferi inaspettata e dolorosa: morte per overdose (Philip Seymour Hoffman), gravi problemi economici (Nicholas Cage), alcolismo sempre in agguato (Johnny Depp). Perché, anche se a volte sembriamo dimenticarcene, “non è tutto oro quel che luccica”. Ce lo ricordano i protagonisti del nostro spettacolo che, dopo aver toccato con mano la notorietà, si ritrovano soli e dimenticati da tutti, in un ospizio.Tuttavia, pur essendo ormai ai margini della società, gli ex attori non sono ancora pronti ad abbandonare definitivamente il loro passato. No, non si considerano degli “ex”, non sono ancora in pensione. Sono sospesi in una sorta di limbo: e, se nel purgatorio dantesco le anime peccatrici per raggiungere il Paradiso devono espiare la loro colpa risalendo le pendici del monte, qui, per purificarsi ed essere definitivamente liberi, è necessaria un’ultima e straziante “recita a soggetto”.Ma non è questa sera che si recita a soggetto come vorrebbe il maestro Pirandello, stavolta è l’alba il momento adatto alla messinscena. L’alba o, per essere precisi, il momento che la precede: quel breve tempo in cui la notte è già terminata e, ciononostante, il sole non è ancora sorto. Un breve attimo fuggente dove tutto è sospeso ed immobile. Un istante dove verità e sogno si fondono indissolubilmente. La potenza della rappresentazione è dovuta alla capacità di far rispecchiare lo spettatore nei racconti e nei pensieri degli attori. Non è infatti vero che si sogna da soli; i sogni sono di tutti e la loro forza risiede proprio nella condivisione con gli altri. Realizzare un sogno è un’impresa ciclopica e solo grazie alla collaborazione è possibile riuscire nell’impresa. “Quando si sogna da soli è un sogno, quando si sogna in due comincia la realtà.” (Che Guevara) I richiami al metateatro sono evidenti nel corso di tutto lo spettacolo e non mancano alcuni dei tòpos teatrali più ricorrenti, come ad esempio la seduta spiritica (qui parodiata con magistrale abilità). Le gote rosse dei personaggi possono essere interpretate secondo una duplice chiave di lettura: esse possono rievocare il classico trucco dei pagliacci, così da ricordare costantemente allo spettatore che si tratta di attori che stanno recitando una parte ben definita; alternativamente, le guance rosse possono essere viste come l’unico baluardo della vita reale e fisica. In fondo, un attore porta sempre nella sua interpretazione qualcosa di sé e della propria esistenza. L’unità tra ciò che è vita e ciò che è recitazione è necessaria per non rendere una “tinca” i protagonisti dello spettacolo. Niente personaggi scialbi come il buon caro vecchio Romeo, ma solo eroi, o meglio antieroi, come il ribelle ed incompreso Mercuzio. Il dialogo continuo tra passato e presente è reso possibile da un’armoniosa danza tra generazioni: sul palco la giovane Lia si prende cura dei vecchi attori, dietro le quinte un autore maturo è portato sulle scene da un regista di trent’anni più giovane. Riusciranno infine i protagonisti a superare la prova per raggiungere il Nirvana? Riusciranno a fare in modo che “il sueño diventi vida”, rileggendo così in senso specularmente opposto Calderón de la Barca? Per scoprirlo non bisogna fare altro che andare a teatro e aprire il cuore. Perché per cogliere una risposta non sempre sono sufficienti gli occhi e le orecchie…

Noemi Sferlazza

 

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www.Sipario.it, 16 novembre 2018

 

Piuma di pavone

Polvere sugli stivali della storia, ci ha definiti qualcuno. Una storia che, per definizione, ci sta alle spalle, che rende già passato perfino il punto che sta per arrivare. Visto? Al Teatro Delfino la vicenda si blocca arrestando la polvere come in un quadro del pointillisme. Granelli di polvere di fronte ad un mondo di esperienze e memorie ma che, ancora, non riescono a sovrastarne l'icona. Una casa di riposo, un pappagallo che non simpatizza per Amleto ed un gruppo di vissuti, eccellenti attori che si racconta e rivela. C'è chi, in "Romeo e Giulietta", ha vestito i panni del protagonista, chi si chiamava Mercutio sul palco, rivendicando con orgoglio il proprio personaggio; chi vanta di aver ricevuto più applausi di tutti, chi meno ma più forti, chi meno forti ma più sentiti. Per chi premia l'adrenalina da proscenio, per chi invece il vero spettacolo è dietro le quinte. Un complesso di menti curiose ed effervescenti in cui l'unica che si vorrebbe davvero riposare è Lia, aiutante volontaria. La sala da tè comincia a profumare anche di ricordi ed il pubblico è così coinvolto in un immaginario viaggio sensoriale. Odore di colla, segatura, tabacco dell'uomo in prima fila, rose bianche, rosse, gialle. Arrivano come meteore in una notte d'estate e si assestano in un collage tali immagini per nulla arrugginite ma che continuano a brillare di lucentezza evocativa. Memorie che poco hanno a che fare con la smarrita malinconia di Svetlovidov, nel canto del cigno di Čechov, o con "Serata d'addio" di Yannis Hott in cui l'attore guarda al passato con aria di rimprovero, sconfitto dal tempo che passa. Quando l'ora è sospesa, invece, i personaggi si inseriscono in una drammaturgia che potrebbe essere definita "commedia di gesta" perché brillante ma di spirito guerriero. "È proprio quando il sipario cala che comincia la vera finzione". Ed ecco, allora: Nicoletta Ramorino che danza sulle note di un carillon, al richiamo di Re Lear; Claudia Lawrence, Grazia Migneco ed un podio continuamente conteso tra continue prime donne; Marino Campanaro e quel metateatro che da sempre funziona; Lorella De Luca e Gianluca Trofei con un perpetuo brindisi dalle pretese filosofiche. Solo Sergio Romanò e Dario Dossena tentano di aiutare Lia Marchesini a vivere più serenamente la sua impresa di volontariato, nonostante siano sempre da lei definiti misogini. Forse però non tutto è perduto: si può ancora andare in scena partendo dal canovaccio di Campanaro, recitando a soggetto e facendo teatro umile con un tavolo, qualche sedia, un cartoncino e un piattino da caffè. Nell'ora sospesa, ben ancorata è la mordente fermezza degli attori condita con frizzante brio e Ibsen che chiude il cerchio. Non l'ultima melodia di un cigno ma una piuma imperitura di pavone che seguita a meravigliare.

Giovanni Moreddu

      testi teatrali - narrativa